Si è da poco concluso Te hominem esse memento, secondo appuntamento della stagione Sense 2025, in seno al format originale Stanze di vita immaginaria. Al Museo d’Arte del Bosco della Sila, infatti, ha fatto capolino, dal 15 al 20 luglio, l’artista Santo Alessandro Badolato che, coadiuvato dal contributo letterario del critico Andrea Cortellessa, ha dato vita ad un’opera in cui la materia si disgrega, liberandosi dalle impurità, e si ricostruisce in una nuova forma.
Dialogo con Santo Alessandro Badolato

Santo Alessandro Badolato è nato a Catanzaro nel 1985 ed ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della stessa città, indirizzo Scultura. Nell’arco della sua formazione ha sviluppato una forte tensione alla materia in tutte le sue declinazioni, quindi verso la plasticità, il volume, la spazialità e con un’attenzione alla capacità della luce di rivelare le cose. La sua ricerca è attenta ai temi della sacralità e dell’essenza, nella convinzione che la sintesi generata dalla lettura dell’insieme sia la via per avvicinarsi alla verità. Dal 2008 inizia la sua attività espositiva e le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. È vincitore del Premio Internazionale Lìmen Arte (III ediz.). Aperto a sperimentare l’intersezione con altri linguaggi e all’intermedialità, ha curato diverse scenografie di spettacoli teatrali di ricerca, approcciandosi così al linguaggio performativo. Attualmente vive e lavora a Roma, dove insegna Discipline plastiche, scultoree e scenoplastiche in un Liceo Artistico.
D: Si generano diversi piani di lettura nel dialogo tra Te hominem esse memento e il MABOS. Il contenitore, composto da terrazzamenti boschivi incontaminati, acqua, cielo e luna, sembra mostrare al contenuto un’ipotesi di trasformazione alla fase successiva. Hai percepito, ad opera terminata, la compiutezza della “fase al nero” e, forse, il principio dell’Albedo?
R: Restituirei intanto al MABOS il primato, nel senso più profondo del termine, di contenuto. Natura immersa nella natura, è l’immagine più efficace che ho di questo luogo.
Sul piano del mostrare, non credo che la natura abbia volontà/necessità di mostrare qualche cosa, sono convinto invece che esprima sé stessa e i processi che la governano con semplicità, potenza e un sotteso ordine. Ciò avviene attraverso una incessante trasformazione che non è altro che un’enciclopedia infinita di azioni continue che ci insegnano, vorrei ribadire, senza alcuna volontà pedagogica, il significato della grazia e della compiutezza.
Ribaltando la prospettiva è quindi Te hominem esse memento il contenitore: lo è in qualità di oggetto (o “dispositivo”, nell’accezione del termine in voga dalla seconda metà del XX secolo) costruito con lo scopo di favorire un possibile incontro privato e di invito all’osservazione della propria condizione di finitezza.
Ho realizzato la sede di questo incontro, senza il quale, e indipendentemente dall’esito, l’opera non è mai pienamente completa, né compiuta. Non sento poi l’urgenza di accedere alla “fase successiva”, ho invece il desiderio di proseguire il mio percorso di disgregazione e sintesi.
D: I tipi di materiali che hai utilizzato, In un gioco di simboli di questa Nigredo, prima delle tre fasi della Magnum Opus alchemica, ti hanno ricondotto in qualche modo al principio di Solve et Coagula?
R: Certamente sì. Tale aspetto va comunque radicandosi sempre più e sempre più in profondità in tutto il mio lavoro, non solo in questa specifica opera.
Ferdinand de Saussure descrive il significante come elemento formale (esterno) del segno che è il significato (interno): la correlazione tra i due elementi può determinare la specificità del linguaggio (visivo, nel mio caso), e questo aspetto mi ha sempre afferrato con forza.
Aggiungo che la scelta di ogni singolo materiale, così come le scelte di montaggio e unione dei vari elementi e, più in generale, le tecniche di lavorazione, di finitura, anche delle superfici, nel mio lavoro, sono sempre subordinate, dal principio, a questa regola.
Tutto questo non determina comunque una dimensione asetticamente calcolata, “in vitro”, nel mio lavoro che, anzi, accoglie di buon grado il miracolo dell’imprevisto. Uso il termine miracolo non a sproposito, poiché credo che l’imprevisto venga in nostro soccorso per farci abbandonare il vizio del controllo, che è un morbo. L’imprevisto “Solve” le proprie rigidità et “Coagula” materia e pensiero in forme nuove e più elastiche. L’imprevisto è un significante, saperlo accogliere è un significato.
D: Guardando una fotografia scattata durante la residenza, notavo il sole scendere al crepuscolo e nascondersi dietro il buio di Te hominem esse memento. Pensavo allora a dei versi di un artista che abbiamo scoperto avere in comune tra i nostri preferiti. Badolato è riuscito a trovare l’alba dentro l’imbrunire?
R: Hai mai concretamente iniziato la tua giornata osservando un’alba? Sei mai sorto insieme al Sole?… È un’altra qualità di inizio, un’altra connessione col tutto circostante.
L’orientamento di Te hominem esse memento è allora anzitutto concettuale.
Occorre un centro attivo di energia per “trovare l’alba dentro l’imbrunire”. Nella mia opera, l’energia primigenia, il Sole, si origina alle spalle dell’osservatore; l’alba è un evento potente, di inizio, potremmo anche dire iniziatico, ma è un evento, anche, continuamente già avvenuto, sia in termini di nascita (biografica), che in termini di rinascita (quotidiana).
Poco sopra, ho affermato come questa mia opera sia un contenitore, e lo è in effetti, di uno sguardo, quello del fruitore, che è chiamato a guardare là dove è osservabile la parabola discendente del Sole, quindi verso il tramonto. Ed è esattamente nella comprensione che il Sole, pur morendo, non muore mai, che si matura la consapevolezza di una ciclicità che si rinnova, e che può generarsi la forza per “trovare l’alba dentro l’imbrunire”.
La tua domanda mi riporta in mente un’altra strofa, sempre di Battiato, del brano Stati di gioia, presente in un album intitolato, non a caso, Il vuoto: “Le azioni del Mondo non influenzano il Sole”.
Ebbene, pur nel ritorno all’orrore genocida che la nostra miserabile umana bassezza, anche in questo istante, continua a perpetrare ai danni del popolo palestinese, nonostante tutto questo “Le azioni del Mondo non influenzano il Sole”: il centro attivo di energia di cui parlavo poc’anzi, non può che essere interno all’individuo. Battiato ha mostrato con onestà, coraggio e rigore, la ricerca di una vita, la sua, e ha dimostrato come elevarsi al punto da diventare egli stesso centro di energia da cui attingere.
Badolato trova questa grazia sporadicamente e, forse, in maniera scomposta, ma lavora per fare meglio in futuro.

